Il problema: un numero che nessuno conosce davvero
“Mi cadono tantissimi capelli.” È la frase con cui inizia quasi ogni visita tricologica. Quasi mai, però, dietro c’è un numero: c’è l’immagine del fondo della doccia, la spazzola, il cuscino al mattino. Sono impressioni reali ma inaffidabili, perché la quantità di capelli che vediamo dipende molto più da quando li guardiamo che da quanti ne stiamo effettivamente perdendo.
Il risultato è che moltissime persone si allarmano per una caduta perfettamente normale, e altre — proprio quelle che avrebbero motivo di preoccuparsi — non se ne accorgono, perché il loro problema non è la quantità di capelli che cadono ma la qualità di quelli che restano.
Questo articolo serve a sostituire l’impressione con un dato.
Indice dei contenuti:
- 1. La risposta breve: da 40 a 100 capelli al giorno
- 2. Perché il conteggio “a occhio” inganna sempre
- 3. Come contare davvero: il test dei sette giorni
- 4. Il secondo test: la trazione delicata
- 5. Il criterio che conta più del numero: come sono i capelli
- 6. I segnali che indicano di rivolgersi a uno specialista
- 7. Cosa succede in visita
- 8. Domande frequenti
- 9. Il dato, poi la diagnosi
La risposta breve: da 40 a 100 capelli al giorno
In un adulto sano è fisiologico perdere tra i 40 e i 100 capelli al giorno. Alcune persone ne perdono stabilmente meno, altre arrivano a 120-150 senza che questo indichi una patologia, soprattutto in autunno o quando i lavaggi sono distanziati.
Il numero deriva direttamente dal ciclo del capello. Sul cuoio capelluto ci sono in media 100.000-150.000 capelli. Di questi, l’85-90% si trova in fase di crescita attiva (anagen), che dura da due a sette anni; circa l’1% in una brevissima fase di transizione (catagen); il restante 10-15% in fase di riposo (telogen), che dura circa tre mesi e si conclude con il distacco del capello. Fatta la proporzione, il ricambio quotidiano fisiologico si colloca esattamente in quella fascia.
Da qui discende anche il fraintendimento più comune: il capello che cade non è un capello perso. Sotto quello caduto ne sta già crescendo uno nuovo. La caduta, di per sé, è un segno di ricambio, non di malattia.
Perché il conteggio “a occhio” inganna sempre
Tre fattori distorcono sistematicamente la percezione.
La frequenza dei lavaggi. Il lavaggio non provoca la caduta: rimuove i capelli che si sono già staccati dal follicolo e sono rimasti trattenuti tra gli altri. Chi si lava i capelli ogni tre o quattro giorni ne troverà quindi tre o quattro volte tanti in un’unica occasione. È lo stesso numero, concentrato.
La lunghezza. Cinquanta capelli lunghi quaranta centimetri riempiono uno scarico, cinquanta capelli corti passano quasi inosservati. Chi ha appena tagliato i capelli spesso ha l’impressione che la caduta sia diminuita.
L’attenzione. Dal momento in cui si inizia a preoccuparsi, si comincia anche a guardare — il cuscino, la spazzola, i vestiti scuri, il pavimento del bagno. La caduta sembra aumentata perché è aumentata l’osservazione.
Come contare davvero: il test dei sette giorni
È il metodo più semplice e più utile, e trasforma un’impressione in un dato portabile in visita.
Per sette giorni consecutivi, raccogliere tutti i capelli caduti e contarli:
- Prima del lavaggio, chiudere lo scarico della doccia con un filtro o un fazzoletto.
- Dopo il lavaggio, raccogliere i capelli dal filtro, dalle mani e dall’asciugamano.
- Aggiungere quelli rimasti sulla spazzola e sul cuscino nel corso della giornata.
- Contarli e annotare il numero, indicando accanto i giorni in cui si sono lavati i capelli.
Alla fine si avranno sette numeri. Il valore che conta è la media giornaliera: totale della settimana diviso sette. Se la media supera stabilmente i 100 capelli al giorno per più di quattro settimane, il dato merita una valutazione.
Questo semplice foglio di carta, portato in visita, vale più di qualsiasi descrizione: permette di distinguere una caduta reale da una preoccupazione, e di misurare oggettivamente l’andamento nei mesi successivi.
Il secondo test: la trazione delicata
Il pull test si esegue in ambulatorio, ma una versione domestica semplificata dà un’indicazione utile.
Su capelli non lavati da almeno un giorno, afferrare delicatamente un ciuffo di circa cinquanta-sessanta capelli vicino alla radice e farlo scorrere tra pollice e indice fino alle punte, con trazione leggera e costante. Ripetere in quattro o cinque zone diverse del capo: fronte, vertice, entrambi i lati, nuca.
Se a ogni passaggio restano tra le dita più di cinque o sei capelli, e questo accade in tutte le zone, la caduta è verosimilmente attiva e diffusa. Se invece restano uno o due capelli per ciuffo, la caduta rientra nella norma.
Un’avvertenza: il test va eseguito con delicatezza. Tirare con forza stacca capelli sani e produce un risultato falsamente allarmante.
Il criterio che conta più del numero: come sono i capelli
Qui sta il punto che quasi tutti trascurano, e che in ambulatorio fa la differenza tra due diagnosi opposte.
Guardare i capelli caduti. Un capello arrivato normalmente a fine ciclo è lungo quanto gli altri, dello stesso spessore, e presenta alla radice una piccola clava biancastra. Se invece tra i capelli caduti se ne trovano molti corti, sottili, quasi trasparenti, il quadro cambia: quel progressivo assottigliamento a ogni ciclo è il segno dell’alopecia androgenetica, in cui il problema non è quanti capelli cadono ma quanto sono più deboli quelli che ricrescono.
Guardare i capelli che restano. È il criterio più affidabile in assoluto. Una persona può perdere 150 capelli al giorno per due mesi e conservare una densità perfettamente normale: è ciò che accade nel telogen effluvium, dove il follicolo resta integro. Un’altra può perderne 60 al giorno — un numero perfettamente fisiologico — e vedere la riga allargarsi mese dopo mese, perché ogni capello che ricresce è più fine del precedente.
Il numero misura il ricambio. La densità misura il problema.
I segnali che indicano di rivolgersi a uno specialista
Indipendentemente dal conteggio, una valutazione tricologica è indicata quando si osserva almeno uno di questi elementi:
- La media supera i 100 capelli al giorno per oltre un mese.
- La riga si allarga progressivamente, o in controluce si intravede il cuoio capelluto dove prima non accadeva.
- La coda diventa più sottile, o serve un giro in più di elastico.
- Tra i capelli caduti se ne trovano molti più corti e più fini degli altri.
- La linea frontale arretra o le tempie si svuotano.
- Compaiono chiazze prive di capelli, a margini netti.
- Il cuoio capelluto è arrossato, desquamato, pruriginoso o dolente.
- La caduta segue un evento identificabile di due-tre mesi prima: febbre alta, intervento, dimagrimento rapido, parto, nuovo farmaco.
- C’è familiarità per diradamento precoce e si hanno meno di trent’anni.
Quest’ultimo punto merita una sottolineatura: nell’alopecia androgenetica il tempo lavora contro. Il trattamento è tanto più efficace quanto più il follicolo è ancora vitale, e una valutazione precoce ha un peso concreto sul risultato ottenibile.
Cosa succede in visita
La valutazione tricologica è rapida e non invasiva. Comprende la ricostruzione della storia clinica dei tre-quattro mesi precedenti, l’esame del cuoio capelluto, il pull test eseguito correttamente e la tricoscopia, cioè l’osservazione in dermatoscopia dei fusti e degli osti follicolari con forte ingrandimento.
È la tricoscopia a fornire la risposta che il conteggio domestico non può dare: se i capelli sono uniformi tra loro — quadro compatibile con una caduta temporanea — oppure se esiste una marcata variabilità di calibro, segno della miniaturizzazione tipica dell’alopecia androgenetica.
Solo dopo, e solo se il quadro clinico lo suggerisce, si richiedono esami del sangue mirati: emocromo, ferritina, funzionalità tiroidea, vitamina D e, nelle donne, il quadro ormonale quando indicato.
Domande frequenti
Quanti capelli si perdono al giorno lavandoli?
Il lavaggio concentra la caduta di più giorni: se ci si lava ogni tre giorni è normale trovarne 150-300 in un’unica doccia. Va diviso per il numero di giorni trascorsi dall’ultimo lavaggio.
Lavare i capelli meno spesso riduce la caduta?
No. I capelli già staccati restano intrappolati tra gli altri e cadono comunque, semplicemente più tardi e tutti insieme. Distanziare i lavaggi rende il fenomeno più visibile, non più contenuto.
Perdere 200 capelli al giorno è grave?
È un valore superiore alla norma e va valutato, soprattutto se persiste oltre le quattro settimane. Nella maggior parte dei casi corrisponde a un telogen effluvium, condizione temporanea e reversibile, ma la causa va identificata.
Quanti capelli al giorno sono normali per una donna?
Lo stesso intervallo: 40-100. Nelle donne la caduta è però spesso più visibile per la lunghezza dei capelli, e più frequentemente legata a carenza di ferro, alterazioni tiroidee o fasi ormonali particolari.
Se ho la media sotto i 100 capelli al giorno posso stare tranquillo?
Non necessariamente. Se la densità si sta riducendo o i capelli si assottigliano, il problema esiste anche con un conteggio normale. È il caso tipico dell’alopecia androgenetica.
Il dato, poi la diagnosi
Contare i capelli per una settimana è un buon punto di partenza, ma il numero da solo non basta: dice quanto ricambio sta avvenendo, non se il follicolo sta funzionando bene.
Se la media supera stabilmente i cento capelli al giorno, oppure se — pur restando nella norma — la densità si riduce e i capelli appaiono più fini, una visita tricologica con tricoscopia consente di stabilire con precisione di cosa si tratta prima di iniziare qualsiasi trattamento.
È possibile prenotare una valutazione a Milano dalla pagina dei contatti.

Autore Dott. Davide Valentini
Mi chiamo Davide Valentini e sono un dermatologo e tricologo a Milano.


